//Road to Canada: intervista a Roberto Zambon
Canada, faro di Perggy Cove

Road to Canada: intervista a Roberto Zambon

Lo spettacolare e incredibile film di una famiglia che a bordo del suo van attraversa il Canada per incontrare una persona speciale

Sono ormai più di due mesi che il film “Road to Canada” è stato presentato dai suoi autori. Un’opera pazzesca: una famiglia decide di spedire in nave il proprio van (un minivan Fiat 238 del 1980), lo raggiunge in aereo ad Halifax, e risale il Canada per incontrare il fratello di Roberto, il protagonista assieme alla sua famiglia del viaggio.

Lo abbiamo visto parecchie volte e non neghiamo che ci siamo emozionati: immagini profonde, racconti sinceri, storie di vita.

Noi abbiamo incontrato Roberto Zambon per voi: un intervista assolutamente da non perdere!

Partiamo dall’inizio: quando e da cosa nasce l’idea del Canada? E l’idea di farci un film?

Più che un’idea è stata un’esigenza. Nella primavera del 2017 è nata infatti mia nipote Gioia, figlia di mio fratello Marco. Quest’ultimo era partito per trasferirsi in Canada intorno al 2012 e in questo paese, dopo mille difficoltà, si può dire che abbia iniziato una nuova vita. Andarlo a trovare con l’occasione della nascita di Gioia era dunque un dovere, oltre che un piacere. Con Maddalena eravamo già stati in Canada una prima volta poco dopo il trasferimento di Marco, ora tornavamo con Sebastiano, nostro figlio piccolo di 2 anni e mezzo: la voglia di esplorare nuovi territori in questo immenso paese era tanta. Così ci siamo detti: perché non spedire il nostro van oltreoceano e regalarci un road trip da sogno? Da lì la cosa ci è letteralmente sfuggita di mano, tanto da arrivare a pensare di girarci pure un film.

Quando lo hai proposto a Maddalena, quale è stata la sua prima reazione?

Diciamo che Maddalena non cade mai dal pero, ormai mi conosce (eravamo compagni di banco al liceo) ed è abbastanza preparate ai miei voli pindarici. Solo che stavolta facevo sul serio. In questo video dedicato al diario di nascita di Road To Canada si capisce bene che cosa sia successo nel momento in cui le ho posto la fatidica domanda…

Canada, Lac DunbarQuali sono state le difficoltà nel girare le riprese video? Vi ha creato problemi vivere a stretto contatto con la troupe?

È stata una delle cose più difficili da gestire della mia vita. Quando giri con due persone appresso dalla mattina alla sera per venti giorni di fila le tensioni sono inevitabili. Pensa solo a cosa vuol dire rifare l’ingresso in un campeggio quando hai percorso 350 km di autostrada ai 90 all’ora, o ripetere di nuovo un discorso perché il microfono era scarico… per noi purtroppo è stata una vacanza a metà, ma il risultato – e più passa il tempo più me ne rendo conto – valeva ogni singolo sforzo.

Anche se lo avete ben spiegato nel film, non avete mai pensato, magari in qualche attimo di scoramento, di noleggiare un mezzo in loco?

Assolutamente sì, tanto è vero che all’inizio mi sono mosso proprio in questa direzione. Purtroppo, nei mesi di luglio e agosto (alta stagione) i prezzi del noleggio di camper in Canada Orientale schizzano alle stelle: per un mese abbondante di tempo e per il numero di chilometri percorsi avremmo pagato più che per spedire Ermanno via nave come poi abbiamo fatto. Sembra incredibile, eppure i costi sono notoriamente troppo alti.

Riprese dentro Ermanno

A conti fatti, non solo economici ovviamente, è valsa la pena passare sei mesi a organizzare la spedizione di Ermanno?

Da alcuni punti di vista è stata una follia, da altri è stato uno dei semestri più esaltanti di sempre. Se ripenso a quei momenti e riguardo i video dei preparativi mi vengono i brividi. Come ho potuto “sprecare” tante ore anche solo per sostituire le cinture di sicurezza? O per costruire un mobile di legno su misura? Come sono finito a pregare per ottenere un’assicurazione valida? Solo chi è passato per un’impresa del genere può capire l’ebrezza che si prova nel raggiungere la meta, non tanto una meta fisica (l’arrivo a Toronto nel nostro caso) quanto il traguardo di realizzare un sogno considerato da più parti impossibile. Noi ce l’abbiamo fatta, e questo, a conti fatti, non ha prezzo.

Quando hai raccontato a tuo fratello il progetto, come l’ha presa?

Anche qui il documentario Road To Canada contiene un breve intervento dove Marco, mio fratello, racconta di come non si sia reso conto di “quanto lavoro e quanti sacrifici” stavo compiendo. Penso sia normale, ognuno di noi è immerso nei suoi affari e cerca di rimanere a galla in questo rumba che è la vita. Ed è anche il motivo, a mio avviso, delle recensioni sbalordite che ci hanno scritto alcune persone dopo aver visto il film. “Qualcosa di indescrivibile”, ha dichiarato qualcuno fra i tanti.

Dal punto di vista prettamente turistico, cosa ti è piaciuto di più e cosa meno?

Il Canada è un paese ricco di paesaggi, ma dal punto di vista storico offre ben poco. Ci è piaciuto parecchio sostare nei pressi del Lac Dunbar, parecchi chilometri a nord delle grandi metropoli canadesi, circondati da boschi a perdita d’occhio. In Europa qualcosa di simile si può provare in Svezia e pochi altri posti. Ma il Canada è anche oceano, corsi d’acqua maestosi, cascate spettacolari…. diciamo che è difficile annoiarsi, soprattutto per chi gira in camper e può dire: ok, perché stanotte non ci fermiamo in questo angolino di nulla???

Cosa di prova a guidare un mezzo così piccolo di fianco a quei “bisonti” che vediamo nel film?

È una sensazione inebriante. Ti senti una mosca, fragile ma al tempo stesso determinata. Siamo stati sorpassati da mezzi grandi dieci volte Ermanno (vedi questo video di un sorpasso sulla TransCanada Highway), capaci di spostarti in virtù della massa d’aria sbattuta in faccia. Devi aggrapparti al volante, essere concentrato e fare un bel respiro.

Avete incontrato altri equipaggi come voi?

Sì, diversi. Uno di questi lo abbiamo anche ripreso e intervistato. Alcuni minuti sono mostrati nel documentario: era una coppia di signori in pensione, che con il loro Westfalia T3 giravano la parte orientale del paese. Sereni, pacifici, senza nulla della dimensione hippie che forse – più in Italia che all’estero – viene associata alle persone di una certa età alla guida di un van.

Canada, in viaggio con ErmannoCosa ti lascia questo viaggio, oltre al fatto di aver rivisto Marco e la sua famiglia?

Wow, dovremmo sederci a un tavolo. Credo che l’eredità più importante, e più bella, sia il senso di appagamento nel sapere di aver fatto il famoso “viaggio della vita”. Tanti altri un’avventura del genere la sognano per anni, o addirittura decenni, e alla fine scoprono di essere diventati troppo vecchi, o troppo paurosi. Noi abbiamo spedito un Fiat 238 del 1980 in America, abbiamo percorso qualcosa come 10.000 chilometri fra andata e ritorno e abbiamo realizzato un documentario unico nel suo genere. Insomma, quelle cose che ti fanno dire: ok, ora posso anche morire.

Canada, Ermanno, Roberto ZambonPensi veramente che un giorno possa tu trasferirti con la tua famiglia in Canada?

Dubito che Maddalena resisterebbe agli inverni canadesi. Io del resto avrei qualche problema con il cibo. L’Italia, per quanto marcia e alla deriva, rimane un paese traboccante di storia, cultura, cinema, arte, musica, gastronomia… E nonostante tutto devo riconoscere che di soddisfazioni me ne ha date tante, non sarei in grado di voltarle le spalle per andarmene in cerca di fortuna. Se proprio mi girano le scatole, posso decidere di partire per fare una visita a mio fratello e alla sua famiglia. Magari nel frattempo divento ricco e mi compro un bel cottage dove andare a pesca insieme. O alla peggio un van: la strada ormai la conosco.

 

Il nostro consiglio è quello di acquistare il film, disponibile sia nella versione digitale che in DVD, gustarvelo e rivederlo più volte come abbiamo fatto noi!!! Inoltre visitate il sito di Roberto, ricco di racconti di viaggio e altre informazioni: www.inviaggioconermanno.it.

 

Il trailer: